Categoria: Domande e Risposte

EMDR nel trattamento di fobie, disturbi da panico o agorafobia

Nessuna ricerca riguardante l’ EMDR nel trattamento di fobie, disturbi da panico e agorafobia, è riuscita a riportare prove empiriche forti di effetti positivi; nonostante questi risultati siano in parte dovuti a limiti metodologici dei diversi studi, è possibile che la terapia EMDR semplicemente non sia sufficientemente efficace contro questi disturbi. De Jongh, Ten Broek e Renssen (1999) suggeriscono che, dal momento che l’EMDR è una terapia per il trattamento dei ricordi dolorosi e patologie annesse, potrebbe risultare più efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia dovuti ad un particolare evento traumatico (es. la fobia dei cani dovuta ad un morso) e meno per quelli di origine sconosciuta (es. la fobia dei serpenti).

EMDR e Paura del Dentista

Ci sono stati diversi test clinici randomizzati che hanno valutato l’EMDR nel trattamento di fobie come dell’aracnofobia (Muris & Merckelbach, 1997; Muris, Merckelbach, van Haaften, & Nayer, 1997; Muris, Merkelbach, Holdrinet, & Sijsenaar, 1998) ed hanno riportato che l’EMDR è meno efficace nell’eliminazione della fobia rispetto alla terapia dell’esposizione in vivo. I limiti metodologici di queste ricerche includono il non utilizzo del protocollo completo di trattamento EMDR (Shapiro, 1999) e la confusione sui risultati data dall’utilizzo del protocollo del trattamento per esposizione come valutazione post-terapia. Nei casi di utilizzo del protocollo completo dell’EMDR per il trattamento di fobie mediche e dentali (De Jongh et al., 1999; De Jongh, van den Oord, & Ten Broeke, 2002), sono stati invece raggiunti buoni risultati; un test randomizzato controllato (Doering et al., 2013) riporta che dopo tre sessioni di terapia EMDR l’elaborazione del ricordo ha portato all’eliminazione della paura dentale. “Ad un anno di distanza, l’83.3% dei pazienti si erano sottoposti a normali cure dentali (d=3.20)”

L’utilità clinica è un aspetto importante nella scelta del trattamento: l’applicazione della terapia dell’esposizione in vivo può essere impossibile per terapisti che non abbiano un facile accesso agli oggetti della fobia (es. ragni) nel loro studio, oltre al fatto che alcune fobie possono essere limitate a situazioni (es. temporali) o posti (es. ponti) precisi. L’ EMDR nel trattamento di fobie può essere una terapia più pratica in questi casi rispetto all’esposizione in vivo, mentre aspetti di quest’ultima possono essere aggiunti come compiti (De Jongh et al., 1999).

EMDR e Disturbo da Panico

Sono stati svolti tre studi sull’efficacia dell’ EMDR nel trattamento di fobie e  dei disturbi da panico con o senza agorafobia. I primi due sono stati studi preliminari (Feske & Goldstein, 1997;Goldstein & Feske, 1994) e hanno preso in considerazione trattamenti di breve durata (sei sessioni) dei disturbi da panico; i risultati sono stati promettenti, ma influenzati negativamente dalla scarsa durata del trattamento. Feske e Goldstein scrivono “Perfino dalle 10 alle 16 sessioni dei trattamenti più efficaci portano raramente a una normalizzazione dei sintomi del panico, specialmente quando questi sono complicati dalla presenza dell’agorafobia”. In aggiunta è stato notato che gli effetti della terapia EMDR si sono dimostrati ancora presenti in periodi successivi. È stato condotto un terzo studio (Goldstein et al., 2000) per valutare gli eventuali benefici di un trattamento più lungo, tuttavia questa ricerca aveva un target di popolazione diverso dal momento che trattava pazienti affetti da agorafobia che non hanno risposto bene alla terapia EMDR. Goldstein suggerisce che questi pazienti potrebbero necessitare di una preparazione più intensa per sviluppare una tolleranza all’ansia rispetto a quella proposta nello studio.

Una ricerca (Faretta, 2013) paragona 12 sessioni di EMDR con la Terapia Cognitivo Comportamentale nel trattamento dei disturbi da panico con o senza agorafobia; il trattamento delle cause, degli inneschi e dei ricordi è stato svolto in sessioni senza l’utilizzo di compiti specifici, mentre il gruppo che si occupava della Terapia Cognitivo Comportamentale ha utilizzato durante la sessione esercizi di respirazione, rilassamento ed esposizioni ad immagini, e ha assegnato compiti sia di rilassamento che di esposizione. Entrambi i trattamenti hanno mostrato un evidente calo dei sintomi d’ansia oltre che dell’intensità e della frequenza degli attacchi di panico; l’EMDR, in più, ha portato a un numero significativamente inferiore di attacchi di panico rispetto alla Terapia Cognitivo Comportamentale nei test svolti in periodi successivi.

Indicazioni terapeutiche EMDR: può essere applicata a qualsiasi disturbo clinico?

No, la terapia EMDR è stata sviluppata per il trattamento di ricordi traumatici e la ricerca ha dimostrato la sua efficacia nella cura del DPTS . La dottoressa Shapiro (2001) afferma che dovrebbe essere d’aiuto nella riduzione o eliminazione dei disturbi derivanti da un’esperienza dolorosa. Negli anni le indicazioni terapeutiche EMDR si sono notevolmente allargate.

Indicazioni terapeutiche EMDR

Ad esempio lo studio svolto da Brown, McGoldrick e Buchanan (1997) ha riportato un serie di cinque casi su sette di diminuzione del Disturbo da Dismorfismo Corporeo dopo 1-3 sessioni di terapia EMDR orientata all’elaborazione del ricordo individuato come causa; analogamente sono stati riportati casi di eliminazione di dolori articolari fantasma dopo un trattamento EMDR del ricordo alla base e delle sensazioni dolorose (Vanderlaan, 2000; Wilensky, 2000; S. A. Wilson, Tinker, Becker, Hofmann, & Cole, 2000). Non sono state fatte previsioni sull’efficacia della terapia EMDR nell’alleviamento completo dei sintomi dei disturbi con base psicologica, come la schizofrenia o il disturbo bipolare, ma ci sono contributi sperimentali che potrebbero giocare un ruolo chiave nella risoluzione di alcuni sintomi e sono stati riportati casi di persone affette da tali disturbi e che hanno ottenuto buoni risultati grazie all’utilizzo della terapia EMDR per il trattamento della sensazione di disagio riguardante gli eventi traumatici.

Altri studi clinici

In aggiunta agli studi svolti per valutare l’efficacia della terapia EMDR nel trattamento del DPTS, delle fobie e dei disturbi da panico, alcune ricerche preliminari hanno indicato che le indicazioni terapeutiche EMDR potrebbe essere allargate al trattamento di altri disturbi, compresi :

  • disturbi dissociativi (es. Fine & Berkowitz, 2001; Lazrove & Fine, 1996; Paulsen, 1995),
  • ansia da prestazione (Foster & Lendl, 1996; Maxfield & Melnyk, 2000),
  • disturbo da Dismorfismo Corporeo (Brown et al., 1997);
  • disturbo da dolore (Grant & Threlfo, 2002),
  • e disturbi della personalità (es. Korn & Leeds, 2002; Manfield, 1998).

Si tratta di scoperte solamente preliminari e sono necessarie altre ricerche per poter trarre delle conclusioni adeguate. Dal 2002 la dottoressa Shapiro tratta l’applicazione dell’EMDR per problemi come la depressione (Shapiro, 2002), disturbi dell’attaccamento (Siegel, 2002), fobia sociale (Smyth, & Poole, 2002), controllo della rabbia (Young, Zangwill, & Behary, 2002), disturbi d’ansia generalizzata (Lazarus, & Lazarus, 2002), problemi legati all’infertilità (Bohart & Greenberg, 2002), disturbi dell’immagine corporea (Brown, 2002), difficoltà coniugali  (Kaslow, Nurse & Thompson, 2002) e ansia esistenziale (Krystal, Prendergast, Krystal, Fenner, Shapiro, Shapiro, 2002).

Occorre considerare che tutte queste applicazioni necessitano di ulteriori ricerche controllate per un esame completo.

I risultati del trattamento rimangono dopo lungo tempo?

Sono stati svolti 12 studi su soggetti affetti da DPTS per valutare la durata degli effetti del trattamento analizzando le differenze tra i risultati immediatamente successivi alla terapia e quelli in periodi più distanti di 3, 4, 9, 15 mesi e 5 anni.

Studi di durata degli effetti della EMDR

Otto studi su nove con partecipanti civili hanno mostrato un mantenimento dei risultati; uno studio (Devilly&Spence, 1999) riporta una tendenza al deterioramento. Dei tre studi svolti sui veterani di guerra, solo uno (Carlson et al., 1998) considera un trattamento completo (12 sessioni) e evidenzia un mantenimento degli effetti in un periodo di 9 mesi. Gli altri due studi riguardano un trattamento limitato: Devilly, Spence e Rapee (1998) analizzano due sessioni i cui effetti moderati ottenuti nel test subito successivo al trattamento non vengono mantenuti nel periodo seguente. Quello di Pitman et al. (1996) è invece uno studio in cui vengono trattati solo due dei molti traumi presenti e gli effetti del trattamento risultano scomparsi in un periodo di 5 anni (Macklin et. al., 2000).

Emerge dunque come il sottoporre il paziente ad una terapia limitata sia inadeguato per un trattamento completo del disturbo, in quanto, sul lungo termine, si arriva ad una parziale scomparsa dei risultati precedentemente ottenuti.

Quanto dura una terapia EMDR?

E’ lecito chiedersi quanto dura una terapia EMDR. Quando la dottoressa Shapiro nel 1989 introdusse per la prima volta la terapia EMDR alla letteratura scientifica, incluse anche il seguente avvertimento: “occorre sottolineare che la procedura EMDR, così come vi è stata qui presentata, serve semplicemente a desensibilizzare l’ansia connessa a ricordi traumatici e non ad eliminare la sintomatologia e le complicazioni del DPTS, né a fornire alle vittime delle strategie di gestione del disturbo”.

In questo primo studio l’attenzione si concentrava soprattutto su un unico disturbo e gli effetti venivano misurati nei cambiamenti avvenuti secondo la scala delle Unità Soggettive di Disturbo (SUD); gli articoli scientifici a riguardo riportano costantemente effetti simili apportati dalla EMDR con una misurazione dell’ansia tramite SUD durante le sessioni.

Evoluzione della EMDR

In seguito, la terapia EMDR si è evoluta in un approccio più integrativo che tiene conto del quadro clinico completo. Due studi (Lee, Gavriel, Drummond, Richards, & Greenwald, 2002; Rothbaum, 1997) hanno evidenziato una scomparsa del Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) nell’83-90% dei partecipanti comuni dopo 4-7 sessioni. Altri studi con partecipanti affetti da DPTS (ad esempio Ironson, Freund, Strauss, & Williams, 2002; Scheck, Schaeffer, & Gillette, 1998; S. A. Wilson, Becker, & Tinker, 1995) hanno trovato una significativa diminuzione di una larga parte dei sintomi dopo 3-4 sessioni.

L’unico studio (Carlson, Chemtob, Rusnak, Hedlund, & Muraoka, 1998) svolto su veterani di guerra e orientato ai traumi multipli dei partecipanti riporta dopo 12 sessioni del trattamento il 77% di eliminazioni del DPTS. I pazienti che presentano traumi multipli e/o un’infanzia complicata di abusi, trascuratezza e carenze d’affetto, potrebbero necessitare di una terapia più intensiva che includa un lavoro di preparazione sostanziale nella fase 2 dell’EMDR (Korn & Leeds, 2002; Maxfield & Hyer, 2002; Shapiro, 2001).

Fasi della Tecnica EMDR

La tecnica EMDR combina diversi elementi in modo da massimizzare gli effetti del trattamento. Si può trovare una descrizione completa della teoria, della sequenza delle fasi del trattamento e della ricerca sui protocolli e sui meccanismi attivi, nel libro di F. Shapiro (2011) Eye movement desensitization and reprocessing:  Basic principles, protocols and procedures (seconda edizione), New York, Guilford Press.

La terapia concentra l’attenzione su tre momenti: il passato, il presente e il futuro. Ci si focalizza su ricordi traumatici e sui relativi eventi appartenenti al passato, si tiene conto delle situazioni presenti che causano disagio e si porta il paziente a sviluppare capacità e tecniche necessarie ad affrontare con successo il futuro.

Le 8 fasi della Tecnica EMDR

Fase 1: La prima fase consiste in una o più sessioni di anamnesi. Il terapista valuta la preparazione del paziente e elabora un piano per il trattamento. Insieme paziente e dottore identificano i possibili obiettivi della terapia che possono essere ricordi angoscianti, così come situazioni presenti che causano un disturbo emotivo, o anche incidenti correlati avvenuti nel passato. Viene sottolineata anche l’importanza di sviluppare abilità e comportamenti specifici che saranno utili al paziente in situazioni future.

Se il paziente ha avuto un’infanzia problematica, la parte iniziale della terapia può essere diretta ad avvenimenti relativi ad essa, piuttosto che a fattori stressanti della vita adulta o  particolari incidenti critici. Generalmente i soggetti sviluppano nuove intuizioni, il disagio emotivo si risolve e iniziano a cambiare il proprio comportamento. La lunghezza del trattamento dipende dal numero di traumi accumulati e dall’età di sviluppo del DPTS: generalmente pazienti con un singolo evento traumatico risalente all’età adulta possono essere trattati con successo in meno di 5 ore, mentre le vittime di traumi multipli richiedono un trattamento più lungo.

Fase 2: durante la seconda fase del trattamento, il terapista si assicura che il paziente apprenda diversi modi di gestire il disagio emotivo, ad esempio mostrandogli una serie di immagini e tecniche per la riduzione dello stress che può utilizzare durante o fuori dalle sessioni. Uno degli obiettivi della tecnica EMDR è di arrivare rapidamente a dei cambiamenti, mantenendo però un equilibrio anche nel periodo tra due sessioni.

Fasi 3-6: dalla fase tre alla sei si identifica un obiettivo da elaborare tramite le procedure della terapia. Il paziente deve quindi concentrarsi su tre cose:

  1. Un’immagine vivida relativa al passato
  2. Una convinzione negativa riguardo a se stesso
  3. Le emozioni e le sensazioni fisiche connesse

In più deve identificare una convinzione positiva. Il terapista aiuta il paziente a valutare il pensiero positivo così come ad intensificare le sensazioni negative. Successivamente, al paziente viene chiesto di concentrarsi sull’immagine, il pensiero negativo e le sensazioni fisiche mentre, contemporaneamente, viene sottoposto al trattamento EMDR usando stimolazioni bilaterali come movimenti degli occhi, colpetti e suoni (la durata e il tipo di stimolo è diverso per ogni cliente). A questo punto al soggetto viene indicato di prestare semplicemente attenzione a ciò che gli accade spontaneamente: dopo ogni sessione di stimoli, il terapista lo invita a lasciare che la sua mente si svuoti e a notare qualsiasi pensiero, sentimento, immagine, ricordo o sensazione si presenti. A seconda del resoconto del paziente, lo specialista sceglierà l’aspetto successivo su cui concentrarsi e questo processo, consistente in una serie di stimoli incentrati su un unico obiettivo, può ripetersi numerose volte in un’unica sessione.

Se il paziente si sente a disagio o presenta difficoltà nel proseguire, il terapista segue la procedura stabilita per aiutarlo a tornare sul percorso; in caso contrario gli viene invece chiesto di pensare alla convinzione positiva decisa precedentemente, all’inizio della sessione, precisandola, se necessario, e concentrandovisi durante la successiva serie di eventi che causano disagio.

Fase 7: nella fase sette, fase di chiusura, il terapista chiede al paziente di tenere durante la settimana un registro dove documentare qualsiasi materiale inerente che si presenti. L’obiettivo è quello di ricordare al soggetto le attività di gestione del disagio apprese durante la fase 2.

Fase 8: la sessione seguente comincia con la fase otto che consiste nella valutazione dei progressi fatti fino a quel momento. Il trattamento secondo la tecnica EMDR elabora tutte gli eventi storici connessi, gli incidenti attuali che incrementano il disagio e le situazioni future che richiederanno una risposta.

Cos’è la terapia EMDR?

La Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari, Terapia EMDR,  è un trattamento psicoterapeutico originariamente orientato all’alleviamento del disagio associato a ricordi traumatici (Shapiro, 1989). Il modello di Elaborazione Adattabile delle Informazioni della dottoressa Shapiro (2001) afferma che la terapia EMDR è efficace nel facilitare l’accesso e l’elaborazione dei ricordi traumatici o di altre esperienze difficili, in modo da arrivare ad una loro risoluzione più flessibile. In caso di successo la terapia EMDR porta ad un effettivo alleggerimento del disagio, alla riformulazione delle convinzioni negative e a una riduzione degli stimoli psicologici.

Durante la terapia EMDR il paziente viene sottoposto simultaneamente a del materiale emotivamente disturbante, in dosi brevi e sequenziali, e a stimoli esterni. Tra i tipi di stimoli il più usato è il movimento laterale controllato degli occhi,  ma ce ne sono numerosi altri, tra cui il picchiettare con le dita, o stimoli uditivi (Shapiro, 1991). La dottoressa Shapiro (1995. 2001) ipotizzò che la terapia EMDR funzionasse facilitando l’accesso alla rete di informazioni connessa al ricordo traumatico, così da migliorarne il processo di elaborazione creando nuovi collegamenti tra il trauma e materiale già presente nella memoria e più adattabile. Queste nuove associazioni permettono di arrivare ad un’elaborazione dell’informazione realmente completa, a delle nuove conoscenze, all’eliminazione del disagio emotivo e allo sviluppo di nuove intuizioni cognitive.

L’EMDR (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) è una psicoterapia che permette ai pazienti di guarire dai sintomi e dal disagio emotivo causati da esperienze traumatiche. Diversi studi mostrano che, tramite questa terapia, è possibile arrivare a benefici per cui precedenti psicoterapie richiedevano anni.

È generalmente riconosciuto il fatto che dolori emotivi molto intensi hanno tempistiche di guarigione molto lunghe, ma la terapia EMDR mostra che in effetti la mente può guarire da un trauma psicologico nello stesso modo in cui il corpo recupera un trauma fisico. Quando ci si taglia una mano, il corpo si mette all’opera per chiudere la ferita; se un oggetto estraneo o altre lesioni irritano la ferita, questa si infetta e provoca dolore, finché l’ostacolo non viene rimosso e il processo di guarigione riprende. La terapia EMDR dimostra che a livello mentale si attua la stessa sequenza di eventi. Il sistema di elaborazioni delle informazioni del cervello è naturalmente orientato alla guarigione mentale, ma se viene bloccato o sbilanciato da un evento traumatico, la ferita emotiva si infetta e causa forti sofferenze; una volta che l’ostacolo viene rimosso, il processo di guarigione riprende. Utilizzando il dettagliato protocollo e le procedure apprese durante le sessioni di formazione in EMDR, gli specialisti possono aiutare i loro pazienti ad attivare il loro naturale processo di guarigione.

Protocollo e Fasi della Terapia EMDR

La terapia EMDR prevede un protocollo a tre livelli:

1) L’evento passato che ha gettato le basi per la disfunzione emotiva viene elaborato creando nuovi collegamenti ad informazioni adattabili

2) Vengono identificate le circostanze presenti che provocano il disagio e desensibilizzate le cause scatenanti interne ed esterne.

3) Vengono incorporate ipotesi immaginarie di eventi futuri così da assistere il paziente nell’acquisizione delle abilità necessarie al meccanismo di adattamento.

La terapia EMDR è un trattamento in otto fasi.

Il movimento degli occhi (o altre stimolazioni bilaterali) è usato durante una parte della sessione. Dopo che lo specialista ha identificato quale ricordo affrontare per primo, chiede al paziente di concentrarsi mentalmente sui diversi aspetti dell’evento o del pensiero in questione e, nel frattempo, di seguire con lo sguardo la mano del terapista mentre la muove avanti e indietro nel campo visivo del soggetto. Così facendo, secondo i ricercatori di Harvard per ragioni connesse al meccanismo biologico coinvolto nella fase REM (Movimento Rapido degli Occhi) del sonno, si attiva il processo di associazione mentale e il paziente inizia ad elaborare il ricordo e i sentimenti negativi.

Durante fasi ulteriori della terapia EMDR, ci si concentra sul trasformare a livello emotivo il significato degli eventi dolorosi. Ad esempio, una vittima di uno stupro è portata a cambiare i suoi sentimenti da paura e disgusto verso se stessa, alla convinzione che “sono sopravvissuta, quindi sono forte”. A differenza della terapia verbale, le intuizioni che il paziente guadagna grazie alla terapia EMDR non vengono ricavate dall’interpretazione clinica, ma dal suo stesso processo intellettuale ed emotivo accelerato. L’effetto più evidente è che il paziente conclude la terapia EMDR sentendosi più forte grazie a quelle stesse esperienze che prima lo destabilizzavano: le ferite non si sono solo chiuse, si sono trasformate. Come risultato del processo, i nuovi pensieri, sentimenti e comportamenti del soggetto sono tutti forti indicatori della salute emotiva e della guarigione, tutto questo, a differenza di altre terapie, senza l’utilizzo di lunghe conversazioni dettagliate o di compiti a casa.

 

Studi sulla Terapia EMDR

Sulla tecnica EMDR sono stati condotti, con risultati positivi, più di trenta studi controllati, alcuni di essi con una percentuale di guarigione da disturbo post-traumatico da stress causato da un singolo trauma dell’84%-90% dopo solo tre sessioni da 90 minuti. Da un altro studio, condotta dalla HMO (Organizzazione per la Salute Mentale) della Kaiser Permanente, emerge che il 100% di vittime di un singolo trauma e il 77% delle persone soggette a traumi multipli erano guarite dal DPTS dopo solo sei sessioni da 50 minuti. In un altro ancora, il 77% dei veterani di guerra fu libero dal DPTS dopo 12 sessioni.

Sono state svolte così tante ricerche sulla terapia EMDR che è ora riconosciuta come forma efficace del trattamento delle esperienze traumatiche da organizzazioni come l’Associazione Americana di Psichiatria, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Difesa.

Dato il riconoscimento mondiale dell’efficacia nel trattamento dei traumi è evidente come la terapia EMDR potrebbe essere utile anche nel trattamento di ricordi “quotidiani” che causano bassa autostima, sensazioni di impotenza e tutte le miriadi di problemi che ogni giorno portano le persone ad iniziare un trattamento. Più di 100,000 specialisti in tutto il mondo usano questa terapia e milioni di persone sono state curate con successo negli ultimi 25 anni.