Come Funziona l’EMDR?

Il nostro cervello, cosi come tutti gli altri nostri organi del corpo, possiede dei meccanismi fisiologici che permettono di mantenere uno stato di salute e di avviare in caso di malattia dei meccanismi di guarigione. Pensiamo, ad esempio, alla nostra cute quando ci procuriamo un taglio, o al nostro apparato osseo quando ci procuriamo una frattura; allo stesso modo il nostro cervello, sia durante il giorno che durante la notte elabora gli eventi stressanti (modello della Elaborazione Adattativa delle informazioni, base teorica dell’EMDR).

Tutte le nostre esperienze vengono immagazzinate nel nostro cervello come ricordi. Ogni ricordo è costituito da pensieri, emozioni, immagini, sensazioni corporee, rumori e/o voci, odori.

I ricordi negativi con il passare del tempo e il continuo lavoro della nostra capacità elaborativa perdono intensità e ci fanno soffrire sempre meno.
Quando un avvenimento è troppo intenso, doloroso, o stiamo attraversando un periodo in cui ci sentiamo particolarmente fragili e quindi con poca energia mentale, il nostro cervello non riesce ad elaborarlo. In tale situazione le emozioni provate, gli odori, i rumori e le voci sentite, le immagini viste, i pensieri avuti vengono memorizzati con la stessa intensità e vividezza del momento in cui è avvenuto e rimangono invariati anche per moltissimi anni. Il ricordo non elaborato, infatti, viene tenuto separato dal resto della memoria in un magazzino, o meglio in una “rete neurale” che non è collegata ad altri ricordi recenti o passati e quindi non è modificabile dai meccanismi di elaborazione fisiologici. Proprio per questo tale evento continua a farci soffrire come se fosse appena accaduto.

.Quando un evento negativo non viene elaborato dal nostro cervello e viene immagazzinato in una rete separata dagli altri ricordi, anche una  parte di noi rimane “bloccata”; è come se  questa nostra parte rimanesse ferma all’epoca in cui è accaduto il trauma,  per lei  è come se il tempo si fosse  fermato.

Proprio perchè non è avvenuta alcuna elaborazione e una parte di noi è rimasta “bloccata” all’epoca del trauma, può accadere che un evento presente, di per sé anche banale,  riattivi il ricordo con la stessa vividezza e intensità del passato. La persona in quel momento  rivive l’evento traumatico come se stesse accadendo in quel momento, pur sapendo, su un piano razionale,  che appartiene al passato. Ad esempio una persona che ha vissuto un trauma da guerra, quando sente un rumore che in qualche modo gli ricorda quelli degli aerei bombardieri, può di colpo riprovare tutto il terrore, le sensazioni corporee provate in guerra; una donna in un momento di intimità con il proprio partner, può di colpo rivivere la paura e le sensazioni provate durante un abuso o una molestia sessuale subita nell’infanzia; un manager, nonostante le proprie competenze, può avere difficoltà a parlare in pubblico, a causa di alcune situazioni spiacevoli vissute durante gli anni della scuola; una persona può avere intensi vissuti di inadeguatezza, nonostante le conferme e gli apprezzamenti ricevuti dall’esterno, a causa di un ambiente invalidante durante l’infanzia; un’altra persona può vivere intense ansie di separazione o timori di essere abbandonato, a causa di eventi accaduti nell’infanzia che non gli hanno permesso di vivere in un ambiente sufficientemente sereno e stabile; un adulto può allarmarsi quando sente abbaiare un cane perché è stato morsicato quando era da piccolo.

Razionalmente il pensare o il dirci che l’evento appartenga al passato e non può più farci male non è sufficiente a farci elaborare il ricordo, poiché tali parole non riescono a modificare il contenuto della rete neurale che è costituito anche da informazioni “sensoriali” ed “emotive”. Ogni ricordo, immagazzinato nelle rete, è costituito, infatti, da 4 parti : la parte sensoriale (visiva: le immagini viste; olfattiva: gli odori sentiti; uditiva : i rumori, suoni e voci sentite); la parte emotiva (l’emozioni provate quando è avvenuto l’evento); la parte cognitivo (i pensieri e le convinzioni negative che ci sono passate nelle mente  e che possono essere diventare delle vere e propri credenze su noi stessi).
Affinché un ricordo venga completamente elaborato bisogna lavorare su tutte queste quattro parti e perciò far si che entrambi gli emisferi (l’emisfero sx per la parte cognitiva e quello dx per la parte emotiva e sensoriale; nei mancini e in alcuni destrorsi può essere l’inverso) prendano parte al processo di elaborazione.

L’EMDR permette al paziente di accedere alla rete neurale in cui è immagazzinato il ricordo e di elaborarlo in modo che non influenzi più la vita presente. La maggior parte degli approcci psicoterapeutici, lavorando prevalentemente, sulla parte cognitiva, sono assai meno efficaci nel trattare gli eventi tramatici, che siano essi di grande o piccola portata.

Per attivare contemporaneamente entrambi gli emisferi si utilizzano una serie di stimoli che lavorano su entrambi le parti del corpo. Si possono ad esempio somministrare diversi suoni ad intermittenza all’orecchio destro e sinistro, o far seguire con lo sguardo un oggetto che si muove da destra e sinistra, oppure utilizzare un dispositivo con manopole portatili che vibrano in modo alternato.
Lo stimolo bilaterale alternato fa si che l’emisfero che contiene le emozioni e le sensazioni sensoriali si sincronizzi con quello che contiene l’informazione cognitiva. Durante la sincronizzazione i due emisferi integrano le varie informazioni cognitive, emotive e sensoriali ed è pertanto nuovamente possibile avviare il meccanismo innato di elaborazione degli eventi stressanti.

Durante l’elaborazione, si chiede al paziente di concentrarsi sul ricordo da elaborare e poi lasciarsi guidare dalle associazioni libere che la mente inizierà a creare. Le associazioni che via via verranno prodotte potranno riguardare sia il passato che il presente, sia gli aspetti emotivi e sensoriali che gli aspetti cognitivi.  Grazi agli stimoli bilaterali che promuovono una continua interazione e integrazione dei due emisferi cerebrali, si riattiverà il meccanismo innato di elaborazione e la rete dove il ricordo è bloccato sarà nuovamente accessibile.  Progressivamente il ricordo subirà una “Desensibilizzazione” (riduzione dell’attivazione delle emozioni e delle sensazioni negative correlate) e un “Riprocessamento”  (man mano che l’intensità delle emozioni  e delle sensazioni diminuisce il soggetto riesce ad utilizzare le proprie capacità riflessive e a poco a poco i pensieri disfunzionali cominceranno a modificarsi in pensieri più adattativi e volti ad accettare quanto accaduto nella propria storia di vita). In  questo modo l’evento traumatico può essere archiviato nel passato e non influenzerà più il presente in modo incontrollabile.

In una psicoterapia EMDR il terapeuta inizia a trattare  dapprima i ricordi  stressanti e/o traumatici dell’infanzia del soggetto, per poi  procedere in senso cronologico fino all’età attuale. A volte, se vi è un evento drammatico accaduto di recente o il soggetto non riesce a ricordare alcun evento stressante della propria infanzia o giovinezza, ma ha comunque una serie di sintomi che disturbano la propria vita, si parte dall’evento recente o dai sintomi.

Man mano che vengono elaborati i vari ricordi, il soggetto acquista progressivamente maggior benessere, maggior consapevolezza/ integrazione di Sé, fino alla scomparsa dei sintomi.