Domande Frequenti sulla Tecnica EMDR

Risposte alle domande più frequenti sull’EMDR.

 

 

La terapia EMDR è una cura di una sessione?

No, quando la dottoressa Shapiro nel 1989 introdusse per la prima volta la terapia EMDR alla letteratura scientifica, incluse anche il seguente avvertimento: “occorre sottolineare che la procedura EMDR, così come vi è stata qui presentata, serve semplicemente a desensibilizzare l’ansia connessa a ricordi traumatici e non ad eliminare la sintomatologia e le complicazioni del DPTS, né a fornire alle vittime delle strategie di gestione del disturbo” (p. 221). In questo primo studio l’attenzione si concentrava soprattutto su un unico disturbo e gli effetti venivano misurati nei cambiamenti avvenuti secondo la scala delle Unità Soggettive di Disturbo (SUD); gli articoli scientifici a riguardo riportano costantemente effetti simili apportati dalla EMDR con una misurazione dell’ansia tramite SUD durante le sessioni.  In seguito, la terapia EMDR si è evoluta in un approccio più integrativo che tiene conto del quadro clinico completo. Due studi (Lee, Gavriel, Drummond, Richards, & Greenwald, 2002; Rothbaum, 1997) hanno evidenziato una scomparsa del Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) nell’83-90% dei partecipanti comuni dopo 4-7 sessioni. Altri studi con partecipanti affetti da DPTS (ad esempio Ironson, Freund, Strauss, & Williams, 2002; Scheck, Schaeffer, & Gillette, 1998; S. A. Wilson, Becker, & Tinker, 1995) hanno trovato una significativa diminuzione di una larga parte dei sintomi dopo 3-4 sessioni. L’unico studio (Carlson, Chemtob, Rusnak, Hedlund, & Muraoka, 1998) svolto su veterani di guerra e orientato ai traumi multipli dei partecipanti riporta dopo 12 sessioni del trattamento il 77% di eliminazioni del DPTS. I pazienti che presentano traumi multipli e/o un’infanzia complicata di abusi, trascuratezza e carenze d’affetto, potrebbero necessitare di una terapia più intensiva che includa un lavoro di preparazione sostanziale nella fase 2 dell’EMDR (Korn & Leeds, 2002; Maxfield & Hyer, 2002; Shapiro, 2001).

La terapia EMDR è un trattamento efficace del DPTS?

La tecnica EMDR è riconosciuta come efficace nel trattamento dei traumi ed è raccomandata nelle guide pratiche di tutto il mondo da organizzazioni sia nazionali che internazionali:

Associazione Psichiatrica Americana (2004): Practice Guideline for the Treatment of Patients with Acute Stress Disorder and Posttraumatic Stress Disorder. (tr: Linee guida pratiche per il trattamento dei pazienti affetti da Disturbo Acuto da Stress e Disturbo Post Traumatico da Stress) Arlington, VA: American Psychiatric Association Practice Guidelines.

La terapia EMDR viene consigliata in quanto efficace nel trattamento dei traumi.

Bleich, A., Kotler, M., Kutz, I., & Shalev, A.  (2002): memoria ufficiale del Concilio Nazionale (Israeliano) per la Salute Mentale: Guidelines for the assessment and professional intervention with terror victims in the hospital and in the community (tr. Linee guida per la valutazione e l’intervento professionale sulle vittime del terrorismo negli ospedali e nelle comunità), Gerusalemme, Israele.

L’EMDR è uno dei tre metodi consigliati per il trattamento delle vittime del terrorismo.

California Evidence-Based Clearinghous for Child Welfare (2010). Trauma Treatement for Children (tr. Il trattamento del trauma nei bambini): http://www.cebc4cw.org.
L’EMDR e la Terapia Cognitivo Comportamentale centrata sul Trauma sono considerati trattamenti “adeguatamente supportati da prove e ricerche”.

Chambless, D.L. et al. (1998).  Update of empirically validated therapies (tr: aggiornamento sulle terapie empiricamente valide), II. The Clinical Psychologist, 51, 3-16.

Secondo una task force della Divisione Clinica dell’Associazione Psichiatrica Americana, gli unici metodi empiricamente supportati (“probabilmente efficaci”) per il trattamento di qualsiasi individuo affetto da disturbo post-traumatico da stress sono l’EMDR, la terapia espositiva e la terapia dell’inoculazione dello stress. Bisogna notare che questa valutazione non copre le ricerche degli ultimi dieci anni.

CREST (Support Team nello studio sull’Efficienza delle Risorse Cliniche) (2003). The management of post traumatic stress disorder in adults (tr: La gestione del disturbo post-traumatico da stress negli adulti), una pubblicazione del team di supporto della Clinical Resource Efficency del Ministero della Salute, dei Servizi Sociali e della Pubblica Sanità del Nord Irlanda.

L’EMDR e la Terapia Cognitivo Comportamentale vengono indicati come trattamenti di prima scelta.

Dipartimento degli Affari dei Veterani & Ministero della Difesa (2010): Clinical Practice Guideline for the Management of Post-Traumatic Stress. (tr.: Linee guida cliniche pratiche per la gestione dello stress post-traumatico). Washington DC: Amministrazione per la Salute dei Veterani, Dipartimento degli Affari dei Veterani e della Salute, Ministero della Difesa.

L’EMDR viene collocato nella categorie delle psicoterapie più efficaci per il trattamento del DPTS. Tale categoria “A” viene descritta come un modo “per consigliare caldamente ai terapisti di sottoporre all’intervento i pazienti idonei. Sono state trovate prove adeguate del fatto che l’intervento porta ad importanti miglioramenti nella salute del paziente e si è concluso che i benefici oltrepassano notevolmente i danni”.

Linee guida per la cura della salute mentale del comitato di direzionale nazionale tedesco (2003). Multidisciplinary Guideline Anxiety Disorders (tr. linee guida multi disciplinari per i disturbi d’ansia). Quality Institute Health Care CBO/Timbros Institute. Utrecht, Netherlands.

L’EMDR e la Terapia Cognitivo Comportamentale sono indicati come trattamenti di prima scelta per il DPTS.

Foa, E.B., Keane, T.M., Friedman, M.J., & Cohen, J.A. (2009). Effective treatments for PTSD: Practice Guidelines of the International Society for Traumatic Stress Studies (tr. Trattamenti efficaci del DPTS: linee guida pratiche della Società Internazione per lo studio dello Stress Traumatico) New York: Guilford Press.

L’EMDR viene segnalato tra i trattamenti del DPTS efficaci e empiricamente confermati ed è valutato per il trattamento del DPTS negli adulti con “A” dall’AHCPR (Agenzia per la Politica e la Ricerca nella Cura della Salute). Questa guida rifiuta esplicitamente le precedenti scoperte riportate dall’Istituto di Medicina, dove si affermava che erano necessarie ulteriori ricerche per giudicare l’EMDR come efficace nella cura del DPTS negli adulti. Per quanto riguarda l’uso dell’EMDR nel trattamento dei bambini l’AHCPR assegna un livello B. In seguito furono completati altri tre studi randomizzati sull’EMDR (vedi sotto).

INSERM (Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica) (2004) Psychotherapy: An evaluation of three approaches. (tr. Psicoterapia: una valutazione di tre approcci) Istituto Nazionale francese della Salute e della Ricerca Medica, Parigi, Francia.

L’EMDR e la Terapia Cognitivo Comportamentale vengono segnalati come trattamenti di prima scelta per le vittime di traumi.

Centro Collaboratore Nazionale per la Salute Mentale (2005). Post traumatic stress disorder (PTSD): The management of adults and children in primary and secondary care (tr. Disturbo Post Traumatico da Stress: la gestione di adulti e bambini nelle cure primarie e secondarie). Londra, Istituto Nazionale per l’Eccellenza Clinica.
L’EMDR e la Terapia Cognitivo Comportamentale centrata sul Trauma vengono indicate come empiricamente supportate e come trattamenti di prima scelta per il DPTS negli adulti.

Registro nazionale dei programmi e delle pratiche basati sull’evidenza della SAMHSA ( Amministrazione dei Servizi per la Salute Mentale e l’Abuso di Sostanze) (2011):  http://nrepp.samhsa.gov/ViewIntervention.aspx?id=199

L’Amministrazione dei Servizi per la Salute Mentale e l’Abuso di Sostanze (SAMHSA) è un’agenzia del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti. Questo registro nazionale cita l’EMDR tra i trattamenti con pratica basata sull’evidenza del DPTS, dell’ansia e dei sintomi della depressione. La loro raccolta delle prove indica, inoltre, che l’EMDR porta ad un miglioramento del funzionamento della salute mentale.
Therapy Advisor (2004-11): http://www.therapyadvisor.com

Si tratta di un sito internet, sponsorizzato dal NIMH (Istituto Nazionale della Salute Mentale), che elenca i trattamenti empiricamente supportati di vari disturbi. L’EMDR è uno dei tre trattamenti elencati per il DPTS.

Dipartimento della Salute del Regno Unito (2001): Treatment choice in psychological therapies and counselling evidence based clinical practice guideline (tr. Linee guida per la scelta del trattamento nelle terapie psicologiche e terapie con pratica basata sull’evidenza). Londra, Inghilterra.

L’EMDR, l’esposizione e l’inoculazione dello stress risultato come i trattamenti  più efficaci.

Organizzazione Mondiale della Sanità (2013). Guidelines for the management of conditions that are specifically related to stress (tr. Linee guida per la gestione di condizioni specificatamente legate allo stress). Ginevra, OMS.

La terapia Cognitivo Comportamentale centrata sul Trauma e l’EMDR sono le uniche psicoterapie raccomandate per i bambini, gli adolescenti e gli adulti affetti da DPTS. “L’EMDR, così come la terapia Cognitivo Comportamentale centrata sul Trauma, è indirizzata alla diminuzione del disagio soggettivo e al potenziamento delle conoscenze adattabili connesse all’evento traumatico. Diversamente dalla terapia Cognitivo Comportamentale centrata sul Trauma, la tecnica EMDR non implica a) Una dettagliata descrizione dell’evento, b) Una sfida diretta delle convinzioni, c) Una lunga esposizione, o d) Compiti” (p.1)

I risultati del trattamento rimangono dopo lungo tempo?

Sono stati svolti 12 studi su soggetti affetti da DPTS per valutare la durata degli effetti del trattamento analizzando le differenze tra i risultati immediatamente successivi alla terapia e quelli in periodi più distanti di 3, 4, 9, 15 mesi e 5 anni. Otto studi su nove con partecipanti civili hanno mostrato un mantenimento dei risultati; uno studio (Devilly&Spence, 1999) riporta una tendenza al deterioramento. Dei tre studi svolti sui veterani di guerra, solo uno (Carlson et al., 1998) considera un trattamento completo (12 sessioni) e evidenzia un mantenimento degli effetti in un periodo di 9 mesi. Gli altri due studi riguardano un trattamento limitato: Devilly, Spence e Rapee (1998) analizzano due sessioni i cui effetti moderati ottenuti nel test subito successivo al trattamento non vengono mantenuti nel periodo seguente. Quello di Pitman et al. (1996) è invece uno studio in cui vengono trattati solo due dei molti traumi presenti e gli effetti del trattamento risultano scomparsi in un periodo di 5 anni (Macklin et. al., 2000). Emerge dunque come il sottoporre il paziente ad una terapia limitata sia inadeguato per un trattamento completo del disturbo, in quanto, sul lungo termine, si arriva ad una parziale scomparsa dei risultati precedentemente ottenuti.

La terapia EMDR può essere efficace nel trattamento di fobie, disturbi da panico o agorafobia?

Ci sono diversi aneddoti ed informazioni che parlano della terapia EMDR come efficace nel trattamento di specifiche paure, ma sfortunatamente nessuna ricerca riguardante l’EMDR nel trattamento di fobie, disturbi da panico e agorafobia, è riuscita a riportare prove empiriche forti di effetti positivi; nonostante questi risultati siano in parte dovuti a limiti metodologici dei diversi studi, è possibile che la terapia EMDR semplicemente non sia sufficientemente efficace contro questi disturbi. De Jongh, Ten Broek e Renssen (1999) suggeriscono che, dal momento che l’EMDR è una terapia per il trattamento dei ricordi dolorosi e patologie annesse, potrebbe risultare più efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia dovuti ad un particolare evento traumatico (es. la fobia dei cani dovuta ad un morso) e meno per quelli di origine sconosciuta (es. la fobia dei serpenti).

Ci sono stati diversi test clinici randomizzati che hanno valutato l’EMDR nel trattamento dell’aracnofobia (Muris & Merckelbach, 1997; Muris, Merckelbach, van Haaften, & Nayer, 1997; Muris, Merkelbach, Holdrinet, & Sijsenaar, 1998) ed hanno riportato che l’EMDR è meno efficace nell’eliminazione della fobia rispetto alla terapia dell’esposizione in vivo. I limiti metodologici di queste ricerche includono il non utilizzo del protocollo completo di trattamento EMDR (vd. Shapiro, 1999) e la confusione sui risultati data dall’utilizzo del protocollo del trattamento per esposizione come valutazione post-terapia. Nei casi di utilizzo del protocollo completo dell’EMDR per il trattamento di fobie mediche e dentali (De Jongh et al., 1999; De Jongh, van den Oord, & Ten Broeke, 2002), sono stati invece raggiunti buoni risultati; un test randomizzato controllato (Doering et al., 2013) riporta che dopo tre sessioni di terapia EMDR l’elaborazione del ricordo ha portato all’eliminazione della paura dentale. “Ad un anno di distanza, l’83.3% dei pazienti si erano sottoposti a normali cure dentali (d=3.20)”

L’utilità clinica è un aspetto importante nella scelta del trattamento: l’applicazione della terapia dell’esposizione in vivo può essere impossibile per terapisti che non abbiano un facile accesso agli oggetti della fobia (es. ragni) nel loro studio, oltre al fatto che alcune fobie possono essere limite a situazioni (es. temporali) o posti (es. ponti) precisi. L’EMDR può essere una terapia più pratica in questi casi rispetto all’esposizione in vivo, mentre aspetti di quest’ultima possono essere aggiunti come compiti (De Jongh et al., 1999).

Sono stati svolti tre studi sull’efficacia dell’EMDR nel trattamento dei disturbi da panico con o senza agorafobia. I primi due sono stati studi preliminari (Feske & Goldstein, 1997;Goldstein & Feske, 1994) e hanno preso in considerazione trattamenti di breve durata (sei sessioni) dei disturbi da panico; i risultati sono stati promettenti, ma influenzati negativamente dalla scarsa durata del trattamento. Feske e Goldstein scrivono “Perfino dalle 10 alle 16 sessioni dei trattamenti più efficaci portano raramente a una normalizzazione dei sintomi del panico, specialmente quando questi sono complicati dalla presenza dell’agorafobia” (p. 1034). In aggiunta è stato notato che gli effetti della terapia EMDR si sono dimostrati ancora presenti in periodi successivi. È stato condotto un terzo studio (Goldstein et al., 2000) per valutare gli eventuali benefici di un trattamento più lungo, tuttavia questa ricerca aveva un target di popolazione diverso dal momento che trattava pazienti affetti da agorafobia che non hanno risposto bene alla terapia EMDR. Goldstein (citato in Shapiro, 2001) suggerisce che questi pazienti potrebbero necessitare di una preparazione più intensa per sviluppare una tolleranza all’ansia rispetto a quella proposta nello studio. Gli autori considerano che la tecnica EMDR potrebbe non essere efficace quanto la Terapia Cognitivo Comportamentale nel trattamento dei disordini da panico con o senza agorafobia, tuttavia non sono stati ancora condotti studi di comparazione diretta. Una ricerca (Faretta, 2013) paragona 12 sessioni di EMDR con la Terapia Cognitivo Comportamentale nel trattamento dei disturbi da panico con o senza agorafobia; il trattamento delle cause, degli inneschi e dei ricordi è stato svolto in sessioni senza l’utilizzo di compiti specifici, mentre il gruppo che si occupava della Terapia Cognitivo Comportamentale ha utilizzato durante la sessione esercizi di respirazione, rilassamento ed esposizioni ad immagini, e ha assegnato compiti sia di rilassamento che di esposizione. Entrambi i trattamenti hanno mostrato un evidente calo dei sintomi d’ansia oltre che dell’intensità e della frequenza degli attacchi di panico; l’EMDR, in più, ha portato a un numero significativamente inferiore di attacchi di panico rispetto alla Terapia Cognitivo Comportamentale nei test svolti in periodi successivi.

La terapia EMDR può essere applicata a qualsiasi disturbo clinico?

No, la terapia EMDR è stata sviluppata per il trattamento di ricordi traumatici e la ricerca ha dimostrato la sua efficacia nella cura del DPTS (vd: L’EMDR è efficace nel trattamento del DPTS?). La dottoressa Shapiro (2001) afferma che dovrebbe essere d’aiuto nella riduzione o eliminazione dei disturbi derivanti da un’esperienza dolorosa. Ad esempio lo studio svolto da Brown, McGoldrick e Buchanan (1997) ha riportato un serie di cinque casi su sette di diminuzione del Disturbo da Dismorfismo Corporeo dopo 1-3 sessioni di terapia EMDR orientata all’elaborazione del ricordo individuato come causa; analogamente sono stati riportati casi di eliminazione di dolori articolari fantasma dopo un trattamento EMDR del ricordo alla base e delle sensazioni dolorose (Vanderlaan, 2000; Wilensky, 2000; S. A. Wilson, Tinker, Becker, Hofmann, & Cole, 2000). Non sono state fatte previsioni sull’efficacia della terapia EMDR nell’alleviamento completo dei sintomi dei disturbi con base psicologica, come la schizofrenia o il disturbo bipolare, ma ci sono contributi sperimentali che potrebbero giocare un ruolo chiave nella risoluzione di alcuni sintomi e sono stati riportati casi di persone affette da tali disturbi e che hanno ottenuto buoni risultati grazie all’utilizzo della terapia EMDR per il trattamento della sensazione di disagio riguardante gli eventi traumatici.

In aggiunta agli studi svolti per valutare l’efficacia della terapia EMDR nel trattamento del DPTS, delle fobie e dei disturbi da panico (vd. L’EMDR è efficace nel trattamento delle fobie, dei disturbi da panico e dell’agorafobia?), alcune ricerche preliminari hanno indicato che la terapia EMDR potrebbe essere utile nel trattamento di altri disturbi, compresi disturbi dissociativi (es. Fine & Berkowitz, 2001; Lazrove & Fine, 1996; Paulsen, 1995), ansia da prestazione (Foster & Lendl, 1996; Maxfield & Melnyk, 2000), disturbo da Dismorfismo Corporeo (Brown et al., 1997); disturbo da dolore (Grant & Threlfo, 2002), e disturbi della personalità (es. Korn & Leeds, 2002; Manfield, 1998). Si tratta di scoperte solamente preliminari e sono necessarie altre ricerche per poter trarre delle conclusioni adeguate. Nel 2002 la dottoressa Shapiro tratta l’applicazione dell’EMDR per problemi come la depressione (Shapiro, 2002), disturbi dell’attaccamento (Siegel, 2002), socio fobia (Smyth, & Poole, 2002), controllo della rabbia (Young, Zangwill, & Behary, 2002), disturbi d’ansia generalizzata (Lazarus, & Lazarus, 2002), problemi legati all’infertilità (Bohart & Greenberg, 2002), disturbi dell’immagine corporea (Brown, 2002), difficoltà coniugali  (Kaslow, Nurse & Thompson, 2002) e ansia esistenziale (Krystal, Prendergast, Krystal, Fenner, Shapiro, Shapiro, 2002). Occorre considerare che tutte queste applicazioni necessitano di ulteriori ricerche controllate per un esame completo.

I risultati della terapia EMDR potrebbero essere attribuiti ad effetti placebo o non specifici?

No, diversi studi hanno dimostrato che gli effetti della terapia EMDR nella cura del DPTS sono superiori ai trattamenti placebo o non specificatamente giustificati: il trattamento EMDR ha superato l’ascolto attivo (Scheck et al., 1998), la cura standard di pazienti in un ospedale Kaiser Permanente (Marcus et al. 1997) consistente in terapia cognitiva individuale, psicodinamica o comportamentale, e le terapie di rilassamento con biofeedback (Carlson et al., 1998). Sette studi clinici randomizzati hanno paragonato l’approccio della terapia EMDR a quello della Terapia Cognitivo Comportamentale e li hanno trovati relativamente equivalenti. Dal momento che gli effetti sono ampi e clinicamente significativi si può concludere che l’EMDR non è un trattamento placebo.

Ad esempio, una meta analisi dei trattamenti del DPTS, Van Etten and Taylor (1998), ha calcolato la dimensione degli effetti significativi sulla base di autovalutazioni: i placebo e le condizioni di controllo hanno ottenuto come risultato 0.43, l’EMDR 1.24 e la Terapia Cognitivo Comportamentale 1.27 (p.135). Diversi studi (es. Thordarson et al., 2001) hanno misurato la credibilità dei trattamenti assegnati per determinare se la terapia EMDR provocasse più  fiducia in se stesso nel paziente, producendo così effetti più ampi; non ci sono studi che abbiano trovato l’EMDR più o meno credibile. Dal momento che la terapia EMDR non è meno credibile di altre gli effetti non possono essere attribuiti a suggestioni o placebo amplificati.

Cosa rivelano le meta analisi svolte sulla terapia EMDR?

La tecnica EMDR è stata paragonata a numerosi protocolli di psicoterapie. Bisogna tenere presente che la Terapia Cognitivo Comportamentale centrata sul Trauma e la terapia espositiva utilizzano, a differenza della terapia EMDR, due ore di compiti a casa. Di seguito sono riportate le meta analisi più recenti:

Bisson, J., Roberts, N.P., Andrew, M., Cooper, R. & Lewis, C. (2013). Psychological therapies for chronic post-traumatic stress disorder (PTSD) in adults (tr. Terapie psicologiche per il Disturbo Post Traumatico da Stress cronico (DPTS) negli adulti) . Database Cochrane delle Revisioni Sistematiche del 2013. DOI: 10.1002/14651858.CD003388.pub4

La ricerca indica che la Terapia Cognitiva Comportamentale e l’EMDR sono superiori a tutti gli altri trattamenti.

Bradley, R., Greene, J., Russ, E., Dutra, L., & Westen, D. (2005). A multidimensional meta-analysis of psychotherapy for PTSD.  (tr. Una meta analisi multidimensionale della psicoterapia per il DPTS) American Journal of Psychiatry, 162, 214-227.

L’EMDR è equivalente alla terapia di esposizione o altri trattamenti cognitivo-comportamentali, tutti “altamente efficaci nella riduzione dei sintomi del DPTS”

Davidson, P.R., & Parker, K.C.H. (2001). Eye movement desensitization and reprocessing (EMDR): A meta-analysis. (tr. Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari (EMRD): una meta analisi) Journal of Consulting and Clinical Psychology, 69, 305-316.

La terapia EMDR è equivalente all’esposizione e altri trattamenti cognitivo-comportamentali.

Lee, C.W. & Cuijpers, P. (2013). A meta-analysis of the contribution of eye movements in processing emotional memories. (tr. Una meta analisi sul contributo del movimento oculare nell’elaborazione dei ricordi) Journal of Behavior Therapy & Experimental Psychiatry, 44, 231-239.

La dimensione dell’effetto nell’aggiungere il movimento oculare negli studi sul trattamento EMDR risulta moderata e significativa (d= 0.41). Il secondo gruppo di studi in laboratorio riporta una dimensione dell’effetto ampia e significativa (d=0.74)

Maxfield, L., & Hyer, L.A. (2002). The relationship between efficacy and methodology in studies investigating EMDR treatment of PTSD. (tr. La relazione tra efficacia e metodologia negli studi a proposito del trattamento del DPTS tramite EMDR) Journal of Clinical Psychology, 58, 23-41.

Una meta analisi esaustiva riporta che più è rigoroso lo studio, più è ampio l’effetto.

Rodenburg, R., Benjamin, A., de Roos, C, Meijer, A.M., & Stams, G.J. (2009). Efficacy of EMDR in children: A meta – analysis (tr.: L’efficacia dell’EMDR nei bambini: una meta analisi). Clinical Psychology Review, 29, 599-606.

I risultati indicano l’EMDR come efficace quando la misurazione della dimensione degli effetti è basata sul confronto tra EMDR e trattamenti di traumi non stabiliti o gruppi di controllo senza trattamento, e ulteriormente più efficace quando il confronto è tra l’EMDR e un trattamento di un trauma stabilito (Terapia Cognitivo Comportamentale)

Seidler, G.H., & Wagner, F.E. (2006). Comparing the efficacy of EMDR and trauma-focused cognitive-behavioral therapy in the treatment of PTSD: a meta-analytic study. (tr.: Comparare l’efficacia dell’EMDR e della Terapia Cognitivo-Comportamentale centrata sul Trauma nel trattamento del DPTS: uno studio meta analitico) Psychological Medicine, 36, 1515-1522.

I risultati suggeriscono che nel trattamento del DPTS entrambi i metodi tendono ad essere ugualmente efficaci.

Watts, B.V. et al. (2013). Meta-analysis of the efficacy of treatments for posttraumatic stress disorder (tr : Meta-analisi dell’efficacia dei trattamenti del disturbo post-traumatico da stress). Journal of Clinical Psychiatry, 74, e541-550. doi: 10.4088/JCP.12r08225

La Terapia Cognitivo Comportamentale e la Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari sono i tipi di psicoterapia più studiati; entrambi risultano efficaci.

La fedeltà al trattamento è importante?

Sì, la fedeltà al trattamento rientra tra le regole d’oro della ricerca clinica (Foa & Meadows, 1997). Chiaramente bisogna considerare che, se il trattamento che si vuole testare non aderisce totalmente al protocollo, non si sta analizzando il trattamento standard: lo studio in questione avrà scarsa validità interna e i risultati non forniranno informazioni utili sull’effettiva terapia. La fedeltà al trattamento è stata oggetto di molte controversie (Greenwald, 1996; Rosen, 1999). Ci sono state prove del fatto che la terapia EMDR sia un trattamento robusto, non influenzato da alcuni cambiamenti nel protocollo; ad esempio, le variazioni nel tipo di movimento oculare o nella scelta del componente di stimolo non sembra interferire con i risultati (Renfrey & Spates, 1994). D’altra parte, ci sono prove anche del fatto che troncare la procedura può portare a scarsi risultati; ad esempio un’analisi (Shapiro, 1999) delle procedure usate per il trattamento delle fobie con utilizzo della terapia EMDR ha riportato che gli studi che omettevano più di metà delle fasi della terapia arrivavano a risultati poveri in confronto a quelli ottenuti seguendo il protocollo completo. In una meta analisi metodologica (Maxfield and Hyer, 2002) si è scoperta una significativa correlazione positiva tra le dimensione degli effetti pre e post e la valutazione della fedeltà: gli studi aventi una fedeltà valutata come adeguata tendono a riportare effetti più ampi rispetto a quelli con fedeltà variabile, scarsa o non valutata.

Quali elementi della terapia EMDR contribuiscono alla sua efficacia?

L’EMDR è un approccio terapeutico complesso che unisce gli elementi di diversi orientamenti psicologici tradizionali e li combina in un protocollo strutturato. Questi orientamenti includono quello psicodinamico, (Fensterheim, 1996; Solomon & Neborsky, 2001; Wachtel, 2002), cognitivo-comportamentale (Smyth & Poole, 2002; Wolpe, 1990; Young, Zangwill, & Behary, 2002), esperienziale  (ad esempio Bohart & Greenberg, 2002), psicologico (Siegel, 2002; van der Kolk, 2002), e terapie interazioniste (Kaslow, Nurse, &Thompson, 2002). Di conseguenza l’EMDR contiene diversi elementi efficaci e tutti contribuiscono ai risultati del trattamento.

Marks, Lovell, Noshirvani, Livanou, & Thrasher (1998)  affermano che l’emozione può essere concettualizzata come un “groviglio di risposte” visto come “delle vaghe connessioni tra molte reazioni di diverso tipo: psicologico, comportamentale e cognitivo” (p. 324). Suggeriscono che diversi tipi di trattamento andranno ad indebolire diversi fili della matassa di risposte e che “alcuni trattamenti agiscono su molti fili contemporaneamente” (p.324).  La terapia EMDR è un approccio che implica diversi componenti e agisce sul filo dell’immaginazione, della cognizione, dell’affetto, delle sensazioni somatiche e dei ricordi connessi. Questa complessità rende difficile isolare e misurare il contributo di ogni singolo componente, soprattutto dal momento che pazienti con la stessa diagnosi possono rispondere in maniera differente a diversi elementi.

Il modello di Elaborazione Adattabile dell’Informazione della dottoressa Shapiro concettualizza la terapia EMDR come coinvolgente direttamente componenti cognitivi, affettivi e somatici della memoria per poter formare nuove connessioni associative con materiale più adattabile. Diversi elementi del trattamento vengono indicati come importanti nel potenziamento del processo di elaborazione e assimilazione necessario al risultato adattabile, tra questi: 1) Il collegamento tra gli elementi della memoria: il fatto che il paziente debba concentrarsi contemporaneamente sull’immagine dell’evento, sulle convinzioni negative connesse e sulle sensazioni fisiche del momento, può servire a creare connessioni iniziali tra i vari elementi del ricordo traumatico e cioè a iniziare ad elaborare l’informazione 2) La consapevolezza: viene incoraggiata insegnando al paziente a “notare semplicemente” quello che accade e “lasciare che accada”. Questo coltivare la presa di posizione di un osservatore stabile nella tecnica EMDR risulta simile al processo che Teasdale (1999) ritiene utile per l’elaborazione dell’emozione. 3) Libera associazione: durante il processo, al paziente viene chiesto di riferire qualsiasi nuova intuizione, associazione, emozione, sensazione o immagine che emerge dalla sua coscienza. Questo metodo della libera associazione non diretta serve a creare nuovi collegamenti tra il trauma originariamente identificato come obiettivo e altre esperienze e informazioni relative, così da contribuire all’elaborazione del materiale traumatico (vd. Roger&Silver, 2002). 4) Il ripetuto accesso e allontanamento dal materiale traumatico: l’EMDR sottopone il paziente a una breve esposizione al trauma con una continua pratica nel controllare ed allontanare gli stimoli interni che sono fonte di disturbo. Questo può portare il paziente a provare un senso di padronanza, contribuendo così agli effetti del trattamento aumentando l’abilità di ridurre o gestire le interpretazioni e riflessioni negative. 5) Il movimento oculare o altri duplici stimolazioni dell’attenzione: ci sono diverse teorie su come e perché il movimento degli occhi possa contribuire all’elaborazione dell’informazione, i dettagli si possono trovare nella risposte seguenti.

L’EMDR è una terapia espositiva?

Un trattamento standard dei disturbi d’ansia implica l’esporre il paziente a stimoli che provochino angosci; è stato a volte dedotto che la terapia EMDR usi l’esposizione in questa modalità tradizionale e risulti per questo efficace. Alcuni studiosi hanno affermato che “se la terapia EMDR fosse stata proposta come una semplice variante di altri trattamenti già esistenti, probabilmente molte delle controversie sulla sua efficacia e sui suoi meccanismi sarebbero state evitate” (Lohr, Lilienfeld, Tolin, & Herbert, 1999, p. 201). Tuttavia questo punto di vista ignora importanti elementi della procedura EMDR che sono antitetici alle teorie espositive, in altre parole, le teorie affermano che se questi elementi dell’EMDR venissero usati nella terapia espositiva si arriverebbe ad una diminuzione dei risultati positivi (Rogers&Silver, 2002). Tali elementi includo esposizioni brevi e frequenti, esposizione interrotta e libera associazione. 1) I teorici dell’esposizione Foa e McNally (1996) scrivono: “Dal momento che l’abitudine è un processo graduale, si può dedurre che l’esposizione deve essere prolungata per essere efficace. L’esposizione prolungata porta a risultati migliori di quella breve, a prescindere dalla diagnosi” (p.334). Tuttavia l’EMDR usa esposizioni ripetute estremamente brevi (ad esempio 20-50 secondi). 2) Altri teorici (Marks et al., 1998) affermano che l’esposizione deve essere continua e senza interruzioni: “Continue stimolazioni dei neuroni, così come delle cellule immunitarie ed endocrine, portano a uno smorzamento delle risposte, mentre stimolazioni intermittenti portano ad un aumento” (p.324). Nell’EMDR, invece, si interrompe l’attenzione interna chiedendo ripetutamente al paziente “Cosa senti ora?”. 3) La terapia espositiva è strutturata in modo da inibire l’evasione (Lyons&Keane, 1989) e proibisce specificatamente al paziente di ridurre “la sua ansia cambiando lo scenario o oltrepassandolo rapidamente per scorrere oltre il punto più traumatico” (p. 146) così da arrivare all’eliminazione dell’ansia. Invece nell’EMDR la libera associazione o qualsiasi cosa subentri nella coscienza del paziente viene considerata parte integrante del processo.

Differenze come queste hanno portato i ricercatori della terapia espositiva ad affermare: “In una terapia strettamente espositiva l’uso di alcuni [di una serie di componenti essenziali del trattamento EMDR] è considerato contrario alla teoria. È stato inoltre scoperto precedentemente che terapisti e pazienti preferiscono questa procedura a quella più diretta dell’esposizione” (Boudewyn and Hyer, 1996, p.192). Una sessione di analisi dirette del processo di queste due terapie ha trovato fondamentali differenze nelle pratiche e nelle risposte soggettive (Rogers et al., 1999).

Chiaramente le teorie che riescono a spiegare la terapia espositiva falliscono nel chiarire gli effetti del trattamento EMDR con le sue esposizioni brevi e interrotte e il suo incoraggiamento della libera associazione, in più risultano esserci delle differenze nel processo del trattamento. Durante la terapia espositiva i pazienti tendono a sperimentare lunghi periodi di forte ansia (Foa & McNally, 1996), mentre i soggetti sottoposti a EMDR già nel primo periodo della sessione testimoniano una rapida riduzione nei livelli SUD (Rogers et al., 1999). Questa differenza suggerisce che probabilmente l’uso corto e ripetuto che l’EMDR fa dell’attenzione porta a un diverso meccanismo d’azione rispetto alla terapia espositiva con le sue esposizioni lunghe e continue.

Il movimento oculare è considerato essenziale nella terapia EMDR?

Nonostante il movimento degli occhi sia spesso considerato l’elemento più distintivo della terapia, l’EMDR non è semplicemente una procedura retta da esso: si tratta di una psicoterapia complessa contenente numerosi componenti che contribuiscono agli effetti del trattamento. Il movimento oculare viene usato per impegnare l’attenzione del paziente con stimoli esterni, mentre questo si sta contemporaneamente concentrando sul materiale interno che è fonte di disturbo; la dottoressa Shapiro descrive il movimento degli occhi come un “duplice stimolo dell’attenzione” per identificare il processo nel quale il paziente deve focalizzarsi sugli stimoli sia interni che esterni. Il movimento oculare diretto dal terapista è il tipo di duplice stimolo dell’attenzione più comunemente utilizzato, ma esiste una varietà di altri stimoli che comprendono il tamburellare con le dita o gli stimoli uditivi. L’uso di questi stimoli alternati costituisce da più di dieci anni (Shapiro 1991, 1993) una parte integrante del protocollo EMDR.

 

Cosa riportano le ricerche a proposito del componente del movimento oculare nella terapia EMDR?

Nel 1989, la dottoressa Francine Shapiro (1995) notò che lo stress emotivo che accompagnava i pensieri angoscianti spariva nel momento in cui i suoi occhi si muovevano spontaneamente e velocemente; iniziò a condurre esperimenti su questo effetto e scoprì che anche altri riuscivano a dissipare le loro emozioni negative grazie al movimento degli occhi. Condusse in seguito uno studio dei casi (1989b) e uno studio controllato (1989a) in cui le sue ipotesi che vedevano il movimento oculare come collegato alla desensibilizzazione dei ricordi traumatici furono confermate. Il ruolo del movimento oculare era già stato documentato come connesso al meccanismo di elaborazione cognitiva, inoltre una serie di esperimenti sistematici (Antrobus, 1973; Antrobus, Antrobus, & Singer, 1964) aveva rivelato che i movimenti spontanei degli occhi erano associati ad emozioni spiacevoli e cambiamenti cognitivi.

In seguito ci furono due dozzine di pubblicazioni di studi randomizzati che investigavano il ruolo dei movimenti oculari nella terapia EMDR; si trattava generalmente di studi che comparavano l’EMDR comprendente i movimenti oculari con una condizione di controllo in cui la componente del movimento degli occhi era stata modificata (ad esempio una EMDR con lo sguardo fisso e focalizzato). Ci sono stati quattro tipi di studi: 1) studi di casistica 2) Studi di smantellamento con partecipanti clinici 3) Studi di smantellamento con partecipanti analoghi non clinici e 4) Studi della componente dell’azione in cui il movimento oculare è analizzato isolatamente. Recentemente una meta-analisi ha dimostrato gli effetti positivi del movimento oculare.

Lee, C.W. & Cuijpers, P. (2013). A meta-analysis of the contribution of eye movements in processing emotional memories. (tr. Una meta analisi sul contributo del movimento oculare nell’elaborazione dei ricordi) Journal of Behavior Therapy & Experimental Psychiatry, 44, 231-239.

La dimensione dell’effetto nell’aggiungere il movimento oculare negli studi sul trattamento EMDR risulta moderata e significativa (d= 0.41). Il secondo gruppo di studi in laboratorio riporta una dimensione dell’effetto ampia e significativa (d=0.74)

Nei 26 studi valutati è stato trovato un effetto significativo dei movimenti oculari isolati nel ridurre l’intensità dei ricordi autobiografici e i loro collegamenti.

Ulteriori studi hanno dimostrato una serie di altri effetti sulla memoria, tra cui la sollecitazione di ricordi episodici e l’aumento del riconoscimento delle informazioni reali.

Per la lista degli studi vedere Research Overview.

Nella tecnica EMDR quali sono alcuni dei meccanismi d’azione ipotizzati per il movimento oculare?

Un’ipotesi comunemente proposta è che la duplice stimolazione dell’attenzione provochi una risposta di orientamento, cioè una risposta naturale di interesse e concentrazione che compare quando l’attenzione è attirata da nuovi stimoli. Esistono tre diversi modelli di concettualizzazione del ruolo della risposta di orientamento nell’EMDR: l’elaborazione della cognizione/informazione (Andrade et al., 1997; Lipke, 1999), il modello neurobiologico (Bergmann, 2000; Servan-Schreiber, 2000; Stickgold, 2002) e quello comportamentale (Armstrong & Vaughan, 1996; MacCulloch & Feldman, 1996). Non si tratta di modelli che si escludono reciprocamente: si potrebbe dire che si tratta in parte di punti di vista diversi dello stesso fenomeno. Barrowcliff et al. (2001) affermano che l’orientamento nella terapia EMDR è, di fatto, un “riflesso investigativo” che provoca una risposta base di rilassamento in seguito all’aver realizzato che non c’è nessun pericolo; questo rilassamento contribuisce ai risultati tramite un processo di inibizione reciproca. Altri suggeriscono che l’inizio di una risposta di orientamento può troncare i collegamenti del ricordo traumatico, interrompendo le precedenti associazioni ad emozioni negative e permettendo l’integrazione di nuove informazioni. Uno studio di Kuiken, Bears, Miall & Smitth (2001-2002), in cui è stata testata la teoria della risposta di orientamento, indica che la condizione del movimento oculare è correlata con l’incremento della flessibilità dell’attenzione. È inoltre possibile che la risposta di orientamento induca dei meccanismi neurobiologici che facilitano l’attivazione dei ricordi episodici e la loro integrazione nella memoria semantica corticale (Stickgold, 2002). Secondo Stickgold, la risposta di orientamento innesca lo stesso processo che entra in gioco durante la fase REM del sonno.

Esistono numerosi studi e ricerche (ad esempio Andrade et al., 1997; Kavanaugh et al., 2001; van den Hout et al., 2001) che indicano che i movimenti oculari e altri stimoli hanno un effetto sulla percezione del ricordo selezionato che consiste nel ridurre l’intensità dell’immagine e l’effetto di associazione.

Sono stati proposti due possibili meccanismi per spiegare come questo effetto contribuisca al trattamento EMDR. Kavanaugh et al. (2001) ipotizzano che si ottenga questo effetto quando i movimenti oculari interrompono il funzionamento della memoria diminuendo l’intensità, così da portare a una diminuzione dell’emozionalità. Suggeriscono, inoltre, questo possa contribuire al trattamento costituendo una “risposta d’aiuto all’esposizione immaginativa” (p.278) e cioè aiutando a quantificare l’esposizione per quei pazienti che sono angosciati da ricordi di immagini e/o sentimenti. Van den Hout et al. (2001) ipotizzano invece che i movimenti oculari cambino la percezione somatica accompagnando il recupero, portando a una diminuzione del sentimento e quindi dell’intensità. Propongono che questo effetto “possa assistere temporaneamente il paziente nel riportare alla memoria ricordi che altrimenti apparirebbero insopportabili” (p.129). Questa spiegazione ha molti punti in comune con l’inibizione reciproca.

Cosa mostrano le ricerche per quanto riguarda gli aspetti neurobiologici della terapia EMDR?

Dato che il campo della neurobiologia è nato da poco, i fondamenti fisiologici di tutte le psicoterapie sono al momento sconosciuti e dunque tutti i modelli neurobiologici di esse sono speculativi. Il test delle ipotesi sui meccanismi neurobiologici di qualsiasi forma di psicoterapia e delle principali forme farmaceutiche aspetta lo sviluppo di tecniche di imaging medico del cervello più avanzate.

Le ipotesi a proposito del meccanismo neurobiologico della terapia EMDR sono, per il momento, speculative.

Rauch, van der Kolk, e colleghi (1996) hanno condotto uno studio di emissione di positroni su pazienti affetti da DPTS durante il quale questi erano esposti a narrazioni molto vivide e dettagliate, scritte da loro stessi, a proposito delle loro esperienze traumatiche. I pazienti hanno mostrato un’attività acuta solo nell’emisfero destro, nelle aree che riguardano gli stimoli emotivi, e nella parte destra della corteccia visiva, impegnata nella riproduzione dei flashback. Ma ciò che è ancora più interessante è che l’area di Broca (la parte dell’emisfero sinistro che si occupa di tradurre le esperienze personali in linguaggio comunicabile) si “spegneva”. Queste scoperte indicano che i sintomi del DPTS trovano corrispondenze in cambiamenti delle attività del cervello.

Un caso di studio condotto da Van der Kolk e colleghi (Levin, Lazrove, & van der Kolk, 1999; van der Kolk, Burbridge, & Suzuki, 1997; Zoler, 1998) ha portato ad alcune prove preliminari del fatto che ad un trattamento efficace possono seguire dei cambiamenti nei percorsi di attivazione del cervello. Sei soggetti affetti da DPTS e che avevano concluso tre sessioni di EMDR sono stati sottoposti alla SPECT prima e dopo il trattamento, se ne possono trovare le immagini nell’articolo di Zoler; i risultati indicano dei cambiamenti metabolici in due regioni specifiche del cervello dopo l’EMDR. Innanzitutto c’è stato un incremento dell’attività bilaterale della corteccia cingolata anteriore, area che regola l’esperienza del reale in rapporto al pericolo percepito, che indica che dopo l’EMDR i pazienti non risultavano più essere in uno stato di ipervigilanza. In secondo luogo c’è stato un incremento nel metabolismo del lobo prefrontale che potrebbe indicare un miglioramento nella capacità di dare senso agli stimoli sensoriali ricevuti. Levin et al. conclusero che l’EMDR facilita l’elaborazione dell’informazione. Dal momento che non ci furono gruppi di controllo, non c’è nessuna prova del fatto che questi effetti fossero unicamente dovuti all’EMDR: un qualsiasi trattamento efficace potrebbe portare a conseguenze simili.

Lansing, K., Amen, D.G., Hanks, C. & Rudy, L. (2005) riportarono che le SPECT fatte prima e dopo il trattamento indicavano una diminuzione dell’attività della corteccia cingolata anteriore, dei gangli basali e del sistema limbico profondo. Il dodicesimo capitolo del testo del 2001 della dottoressa Shapiro descrive alcune recenti ricerche neurobiologiche a riguardo e spiega l’importanza che queste scoperte potrebbero avere per l’EMDR. Altrettanto interessante è un articolo di Stickgold (2002), un ricercatore del sonno, che ha sviluppato una teoria per spiegare gli effetti della stimolazione bilaterale alternata dell’EMDR che forza il paziente a spostare continuamente la sua attenzione da un aspetto all’altro. Propose come spiegazione il fatto che il meccanismo neurobiologico simile a quello della fase REM viene facilitato da questo continuo spostamento dell’attenzione, portando così all’attivazione dei ricordi episodici e alla loro integrazione nella memoria semantica corticale. Una ricerca indipendente condotta da Christman, S. D., Garvey, K. J., Propper, R. E., & Phaneuf, K. A. (2003) ha supportato questa teoria provando che il movimento alternato a destra e sinistra degli occhi produce un effetto benefico per il recupero dei ricordi episodici, ma non semantici.

Vedi anche Kuiken et. al, 2002, 2010 (Research Overview).

Tutti gli studi psico-fisiologici hanno indicato una significativa decrescita dell’eccitazione; gli studi neurobiologici hanno riportato effetti rilevanti, inclusi cambiamenti nei percorsi di attivazione corticali e limbici e un aumento del volume dell’ippocampo.

Aubert-Khalfa, S., Roques, J. & Blin, O. (2008). Evidence of a decrease in heart rate and skin conductance responses in PTSD patients after a single EMDR session. (tr.: prove di una diminuzione del battito cardiaco e della conduttanza cutanea in pazienti affetti da DPTS dopo una sola sessione di EMDR) Journal of EMDR Practice and Research, 2, 51-56

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Bossini, L., Tavanti, M., Calossi, S., Polizzotto, N. R., Vatti, G., Marino, D., & Castrogiovanni, P. (2011).  EMDR treatment for posttraumatic stress disorder, with focus on hippocampal volumes: A pilot study. (tr.: Trattamento tramite EMDR del Disturbo Post Traumatico da Stress con focus sul volume dell’ippocampo: uno studio pilota.) The Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences, 23, E1-2. doi:10.1176/appi. neuropsych.23.2.E1

Frustaci, A., Lanza, G.A., Fernandez, I., di Giannantonio, M. & Pozzi, G. (2010). Changes in psychological symptoms and heart rate variability during EMDR treatment: A case series of subthreshold PTSD. (tr.: Cambiamenti nei sintomi psicologici e variabilità del battito cardiaco durante il trattamento EMDR: un caso di studio di DPTS sottosoglia) Journal of EMDR Practice and Research, 4, 3-11.

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Quali sono gli effetti collaterali?

Come per qualsiasi forma di psicoterapia potrebbero esserci dei temporanei aumenti del disagio.

  1. Potrebbe comparire un disagio dovuto a ricordi irrisolti
  2. Alcuni pazienti potrebbero avere reazioni durante il trattamento che né loro né il terapista erano stati in grado di prevedere, come un alto livello di emozioni o di sensazioni fisiche.
  3. In seguito alla sessione del trattamento, l’elaborazione dell’incidente/materiale potrebbe continuare e potrebbero quindi emergere sogni, ricordi, sensazioni ecc.

 

Cosa dovrei aspettarmi dalla terapia EMDR, ad esempio: cosa potrebbe/dovrebbe accadere?

Ogni caso è unico, ma esiste un protocollo standard in otto fasi che ogni specialista dovrebbe seguire, questo comprende: un’anamnesi completa, una preparazione del paziente, l’identificazione degli obiettivi e dei loro componenti, l’elaborazione attiva di aspetti del passato, del presente e del futuro, una continua valutazione durante il processo. L’elaborazione dell’obiettivo include l’uso di una duplice stimolazione (movimento oculare, tamburellare con le dita, suoni…) mentre il paziente si concentra sui vari aspetti; dopo ogni serie di movimenti, il paziente descrive brevemente al terapista cosa ha provato. Alla fine di ogni sessione, il paziente dovrebbe usare le tecniche apprese dal terapista per arrivare a controllare i sentimenti della sessione e così rafforzarsi. Terminata la terapia, i ricordi e le situazioni presenti, precedentemente fonte di disagio, non dovrebbero più essere un problema, sostituiti da delle nuove risposte più sane. Si può trovare una descrizione completa dei vari casi nel libro Getting Past Your Past: Take Control of Your Life with Self-Help Techniques from EMDR Therapy di Shapiro

 

Quante sessioni ci vorranno?

Il numero delle sessioni dipende dal problema specifico e dalla storia del paziente, ma diversi studi controllati hanno dimostrato che un singolo trauma può essere elaborato in 3 sessioni nell’80-90% dei casi. Dal momento che non c’è la necessità di elaborare ogni evento fonte di disturbo, la durata della terapia dipenderà dalla complessità della storia del paziente: da uno studio controllato è risultato che l’80% delle vittime civili di trauma multipli non mostravano più segni di DPTS dopo circa 6 ore di trattamento, mentre un altro studio sui veterani di guerra ha riportato che il 77% ne era guarito dopo 12 sessioni.

 

Quante sessioni di terapia sono necessarie prima di cominciare l’EMDR?

Dipende dalla capacità del paziente di “auto-calmarsi” e di usare una serie di tecniche di auto controllo per diminuire il potenziale disagio. Il terapista dovrebbe insegnare al paziente tali tecniche durante la fase preparatoria, la quantità di preparazione necessaria varierà da caso a caso. Nella maggior parte dei casi l’elaborazione attiva dei ricordi dovrebbe cominciare dopo una o due sessioni.

 

La terapia EMDR è efficace nel trattamento della schizofrenia?

Due studi hanno riportato risultati positivi della terapia EMDR nel trattamento di pazienti psicotici traumatizzati (de Bont, van Minnen, & de Jongh, 2013; . van den Berg,  & van den Gaag, 2012). Nel secondo studio il trattamento del DPTS ha portato ad effetti positivi per quanto riguarda le allucinazioni uditive-verbali, le delusioni, i sintomi d’ansia e di depressione e l’autostima. I soggetti affetti da schizofrenia potrebbero aver fatto esperienza durante la loro vita di momenti stressanti o di traumi che hanno portato all’esasperazione del loro disturbo: l’uso dell’EMDR per elaborare i ricordi di questi eventi potrebbe rivelarsi utile nell’alleviamento dello stress e nella riduzione dei sintomi. In queste situazioni, ovviamente, il trattamento dovrebbe essere iniziato solo dopo un’appropriata stabilizzazione condotta da un esperto di quest’area specifica.

Nonostante siano stati riportati casi che supportano questi risultati, sono necessarie ulteriori ricerche.

 

Quali domande dovrei fare al terapista per scoprire se è qualificato o esperto nell’uso dell’EMDR per quanto riguarda il mio problema/disturbo?

Chiedi:

  1. Se ha concluso entrambi i livelli della formazione
  2. Se la formazione era approvata dall’EMDRIA
  3. Se è aggiornato sui protocolli e gli sviluppi più recenti
  4. Quanti casi simili al tuo ha già trattato
  5. Il suo tasso di successo

 

La terapia EMDR è la stessa cosa dell’ipnosi? Quali sono le differenze e i punti in comune?

L’American Journal of Hypnosis ha pubblicato uno speciale sull’uso dell’EMDR e dell’ipnosi. Un articolo di introduzione scritto dall’editore, nonché ex presidente dell’Associazione Americana di Ipnosi Clinica, affronta direttamente all’argomento dicendo: “Mentre si è discusso a lungo sul categorizzare l’ipnosi come un tipo preciso di metodo di trattamento (ad esempio, Fischolz, 1995; 1997a; 1997b; 2000; Fischholz & Spiegel, 1983), questo problema non sussiste per l’EMDR”. Come la psicanalisi, l’EMDR è sia una teoria in evoluzione su come nel cervello umano un’informazione venga percepita, immagazzinata e riportata alla memoria, sia un specifico metodo di trattamento basato su tale teoria (Shapiro, 1995, 2001). In effetti l’EMDR è un metodo di trattamento davvero unico che, come altri tipi di trattamenti/metodi/tecniche (ad esempio la terapia psicoanalitica/psicodinamica, comportamentale, cognitivo-comportamentale o ego-state therapy), può incorporare anche l’ipnosi (Hammond, 1990).

Vorremmo qui sottolineare alcune delle differenze più distintive tra ipnosi e terapia EMDR.

Primo, il metodo più diffuso di ipnosi usata a scopi clinici è quello di iniziare inducendo deliberatamente nel paziente uno stato alterato di relax mentale. A contrario all’inizio dell’EMDR non si ricerca uno stato simile, ma si tenta spesso di connettersi a uno stato mentale ansioso (cioè fonte di disturbo e quindi opposto al relax).

In secondo luogo, i terapisti utilizzano spesso l’ipnosi per aiutare il paziente a sviluppare uno stato di forte recettività altamente concentrato su un unico punto (Spiegel&Spiegel, 1978), mentre durante l’EMDR si cerca di mantenere una duplice concentrazione su aspetti sia positivi che negativi di cui il paziente è al momento sicuro, così come sulle stimolazioni emotive dovute al riportare alla memoria la parte più brutta del ricordo fonte d’angoscia. In ogni caso da questo punto di vista l’EMDR ha dei punti in comune con la split-screen techinque per la ristrutturazione cognitiva elaborata da Spiegel (Spiegel&Spiegel, 1978).

Terzo, uno degli effetti che si vuole ottenere ipnotizzando una persona è quello di diminuirne il generale orientamento nella realtà (GRO: Shor; 1979), così da facilitare un aumento della fantasia e dell’immaginazione, ad esempio per sfruttare al meglio l’incremento della logica dello stato di trance (Orne, 1977). A contrario l’EMDR cerca di impedire al paziente di allontanarsi dalla realtà, preferendo uno specifico incoraggiamento, o induzione, mirato ad eliminare le precedenti convinzioni irrazionali o di auto colpevolezza, a favore di nuove più positive e sostenute da una maggiore certezza personale. Shapiro e Forrest (1997) e Nicosia (1995) hanno inoltre notato ulteriori differenze tra l’ipnosi e l’EMDR.

 

Come posso sapere se la terapia EMDR è adatta a me/funzionerà per il mio genere di ansia, di problemi ecc.? Sono un candidato adatto per questo trattamento?

La terapia EMDR è stata esaustivamente dimostrata come efficace per i problemi derivanti da traumi precedenti, in più diversi terapisti negli ultimi 25 anni hanno riportato che può essere estremamente utile quando si ha la necessità di fare riferimento a dei contributi esperienziali. Prova a leggere il libro Getting Past Your Past: Take Control of Your Life with Self-Help Techniques from EMDR Therapy di Shapiro per vedere se i tuoi problemi trovano riscontro in qualche caso trattato e chiedi ad almeno 3 diversi specialisti se hanno esperienza nell’utilizzo dell’EMDR per il trattamento del tuo particolare disagio.

 

La terapia EMDR o l’utilizzo dei movimenti oculari possono aumentare la frequenza delle crisi epilettiche?

Non sono stati riportati casi di aumento delle crisi in seguito alla terapia EMDR.

 

L’EMDR o i movimenti oculari potrebbero causare crisi epilettiche?

Non sono stati riportati episodi di crisi epilettiche dovute alla terapia EMDR, su migliaia di casi gli unici tre in cui si sono verificate delle crisi implicavano soggetti già affetti da epilessia e in due di questi era stata utilizzata una barra a led. In un caso l’effetto sembra essere stato causato dall’elaborazione di una crisi passata; la paziente ha poi riportato che questa esperienza ha reso più facile gestire le crisi successive.

 

Rivivrò il trauma con più intensità rispetto a prima?

Alcune persone sono coscienti solo di un’ombra dell’esperienza, mentre altre la sentono ad un livello più profondo. A differenza di alcune altre terapie, l’EMDR non richiede ai pazienti di rivivere il trauma intensamente o per lunghi periodi: gli alti livelli di intensità che possono capitare durano solo pochi momenti e diminuiscono rapidamente da soli o con l’aiuto di tecniche specifiche apprese o dal terapista durante la sua formazione, o dal paziente stesso durante le fasi iniziali.

Quali possono essere gli effetti spiacevoli?

Come per qualsiasi forma di psicoterapia potrebbero esserci dei temporanei aumenti del disagio.

  1. Potrebbe comparire un disagio dovuto a ricordi irrisolti
  2. Alcuni pazienti potrebbero avere reazioni durante il trattamento che né loro né il terapista erano stati in grado di prevedere, come un alto livello di emozioni o di sensazioni fisiche.
  3. In seguito alla sessione del trattamento, l’elaborazione dell’incidente/materiale potrebbe continuare e potrebbero quindi emergere sogni, ricordi, sensazioni ecc.

Confusione, disinformazione e accuse intorno alla “pseudoscienza”

La terapia EMDR è un trattamento psicologico attivo per il DPTS circondato dalla confusione a causa di alcune pubblicazioni di articoli scientifici di ricerca. Un articolo (Perkins & Rouanzoin, 2002) esaminava le ricerche empiriche originali alla luce della letteratura specifica per capire le antiche controversie e le deduzioni contraddittorie riportate da vari autori e ne vengono tratte alcune interessanti conclusioni.

La confusione sembra essere data da (a) Una consapevolezza inadeguata delle lacune dell’effetto placebo nel trattamento del DPTS (b) Delle lacune teoriche e metodologiche nella distinzione tra terapia EMDR e procedure espositive (c) Disinformazione storica che poi è andata mischiandosi ai risultati delle ricerche empiriche.

Tutte queste vecchie accuse sono state smascherate dall’attuale base di ricerca dell’EMDR: la terapia è ora raccomandata in tutto il mondo come trattamento di prima scelta per i traumi. (Research Overview).

In ogni caso potrebbero esserci ancora delle persone disinformate, per questo qui sotto vengono trattate le incomprensioni più comuni:

  • La terapia EMDR è superiore solo all’assenza di trattamento e/o non è stata sufficientemente testata.
    Si tratta di un’informazione inaccurata dal momento che la terapia EMDR è supportata da più di venti studi randomizzati ed in studi controllati è risultata superiore alla cura standard dell’Amministrazione dei Veterani, al rilassamento assistito con biofeedback, al rilassamento semplice, all’ascolto attivo e a varie forme di psicoterapia individuale usate dalla HMO (Organizzazione per la Salute Mentale), come ad esempio terapia espositiva, cognitiva e psicodinamica. È stata anche paragonata alla terapia cognitivo-comportamentale ed è risultata sostanzialmente alla pari. Mentre la terapia espositiva utilizza 1 o 2 ore di compiti giornalieri, l’EMDR ottiene gli stessi risultati senza di essi. (vd. Efficacy).
  • L’EMDR è solo una terapia espositiva
    Si tratta di un’altra affermazione non accurata: l’EMDR è risultata essere più rapida o in alcune misure superiore alla terapia espositiva in 7 su 12 studi randomizzati. Inoltre la terapia espositiva utilizza 1 o 2 ore di compiti a casa mentre l’EMDR non ne usufruisce e in generale le pratiche dei due trattamenti hanno poco in comune. Un’analisi del metodo ha trovato differenze significative (Rogers et al., 1999) e alcuni ricercatori di uno studio successivo hanno affermato: “In una terapia strettamente espositiva l’uso di alcuni [di una serie di componenti essenziali del trattamento EMDR] è considerato contrario alla teoria. È stato inoltre scoperto precedentemente che terapisti e pazienti preferiscono questa procedura a quella più diretta dell’esposizione” (Boudewyns & Hyer, 1996, p.192). Per ulteriori riferimenti e dettagli vedere la domanda “L’EMDR è una terapia espositiva?”
  • Il movimento oculare è inutile.
    Ulteriore affermazione inaccurata. Il modello dell’elaborazione dell’informazione è stato elaborato nel 1991 ed  è stato esaurientemente descritto in tre testi. Diversi neuropsicologi hanno presentato dettagliate teorie e descrizioni delle ragioni per cui il movimento oculare è efficace; numerosi ricercatori hanno inoltre condotto studi per comprovare le ipotesi elaborate sull’efficacia dei movimenti oculari o di altre duplici stimolazioni dell’attenzione. Per ulteriori riferimenti e dettagli vedere la domanda “Nella terapia EMDR quali sono alcuni dei meccanismi d’azione ipotizzati per il movimento oculare?”

A questo punto, avendo le ricerche provato l’effetto positivo del movimento oculare, è evidente che la terapia EMDR non è basata sui principi della tradizionale terapia espositiva ed è ampiamente accettata come un trattamento dei traumi empiricamente supportato. Per una lista degli studi vedere Research Overview.